Amena
Resto immobile innanzi a un volto gelido,
occhi fissi nel vuoto,
ansia che trafigge un finto sentire;
trovo il tuo dolore,lo sento
e mentire sarebbe inutilmente un vano morire.
Soffri e per soffrire,
rischi di rivivere e fingere di sorridere.
Falso è ciò che ti circonda,
ancora più la pietà di chi ti incontra.
Da un tragico evento di qualche tempo fa per un pezzo della mia carne e della mia famiglia tanto lontana a me spiritualmente e tanto lontana io ad essa per natura.
La presentazione
A voi mi presento
trascinato e temuto
da voci di zingari
o racconti gitani
che mi hanno portato fino agli amati.
Sentieri innevati
e lastre ghiacciate
di un rosso purpureo si sono truccate.
Labbra innocenti
su corpi dolenti
di libero peccato
hanno indossato vesti sapienti
e così ammaliati
da un’anima viva dal sangue rapita
versato in coppe colme di vita.
Questo è il mio canto,
un’antica profezia
di giorni passati ma vivi e ancora assetati.
Passeggio tra voi
di silenzio coperto
e nel buio attendo
danzando col vento.
Desiderio avverato
Sconvolti gli occhi di coloro che non avranno vita per sapere,
nudi i corpi di coloro che non avranno spirito per sentire
e conoscere la mia ira.
Ma tu sarai qui per coglierne i frutti
ma solo perché io te lo permetterò
stringendoti al mio seno e uccidendoti
così lentamente
da farti apprezzare una vita che ha avuto solo infamie e dolori.
La morte che ti donerò
sarà l’unico desiderio che nella tua anima
tu abbia mai potuto avverare.
Ecco il calice della mia rinascita
da cui berrò il sangue della tua perduta inanime arte.

Vento di gelo.
Saranno i miei occhi a piangere,
sarà il mio orgoglio a lottare,
sarà vendetta la mia amante,
sono stremata
sulla mia pelle ho notti di torture
e sul mio seno paure
vittima mi hai reso
ma ora l’angelo nero è sceso,
e come Medea il tuo sangue
in un boccale d’oro e diamanti,
mi servirò con le mie mani stanche
e la Morte banchetterà con me
senza struggersi di rimpianti.
Tale sarà la fine e
se vedova nera sarò per tutti
nell’animo mio gioirò dei frutti
che col silenzio e le menzogne hai coltivato
e festeggerò sulla mia pelle lacerata
con il tuo cuore stretto in una morsa di infamia.
Innalzo a te il mio calice e nella notte di pioggia d’avorio
colmerò il mio rito di gloria.
mille grazie a Raffaele Marinetti per il prestito di questo bellissimo disegno!
Il rito
Ieri notte un corvo ha bussato alla mia finestra
entrando mi ha salutata,
si è appoggiato sulla mia mano
e mi ha onorata della sua esistenza
poi se ne è andato
con un colpo d’ali è sparito.
Altri predatori hanno seguito la sua visita
e le sue onoranze
con regali saluti senza mancanze
e il più feroce dagli occhi corvini
e il becco insanguinato
si è inchinato e mi ha sussurrato:
“La tua vendetta è stata realizzata,
alla tua maledizione abbiamo ottemperato”
chinando il capo e aprendo le ali si sono allontanati
e così io li ho accontentati di carne e sangue li ho sfamati.
Lo specchio
L’una di fronte all’altra
ancora una volta insaziabili di carne umana
sempre con lo sguardo fiero
e il capo rivolto verso il cielo,
i rigoli di sangue colavano dalle labbra carnose
e brandelli di pelle crollavano al suolo
da mani ormai non vigorose,
e di fronte all’altra ero.
Ero ugualmente io,
ma il mio corpo era corazzato come d’armatura cullato
il suo era come il mio e in ugual misura innalzato.
Sentivo l’odore della fame,
ammiravo il sangue che gocciolava,
e il rossore degli occhi era avido di stirpe mortale.
Tra noi la differenza era scomparsa
tra noi solo il corpo era di strega arsa
e il mio di carne fuggiasca.
Una volta
Passeggiavo sorridente in lande fiorite
avevo il sorriso che illuminava
le insenature più nascoste del mio viso
offeso e deturpato dagli anni,
i miei occhi erano spalancati dinnanzi
a questo dipinto,
il sole,si scorgeva tra le nuvole,
disegnava sul verde della rigogliosa erba
fasci di luminoso incanto,
e canto è ciò che dalle labbra fioriva.
Quanto passato in questi ricordi,
quanto amore nei mie passi disinvolti.
Un presente l’ha oscurato
senza chiedere permesso lo ha attraversato
dilaniando il tepore di giorni sognati.